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Milano Moda Donna 2014/2015 Recensione #2

La seconda giornata della settimana milanese della moda si apre con lo show di Max Mara.

Rinomata nel panorama della moda per i suoi cappotti, la maison emiliana si ispira al paesaggio delle Highlands scozzesi per creare la collezione proposta sulle passerelle milanesi. Materiali e palette di chiara derivazione anglosassone, riproposti in chiave moderna. Un layering di materiali come il tweed, il cashmere, l’alpaca e il nylon, che costruiscono l’immagine di una donna moderna, dinamica, elegante, ma soprattutto pragmatica. Una collezione dichiaratamente urban, senza però perdere di vista quelli che sono i capi iconici del brand, sovrapponendo gilet in doudoune a lunghi cappotti in tweed. Un incontro perfetto fra tradizione e modernità.

Max Mara

 

La giornata prosegue con la sfilata di Fendi dove si protrae il sodalizio fra Silvia Venturini Fendi e Karl Lagerfeld, anche per la prossima stagione autunnale. Definire la donna Fendi della collezione in questione è complesso, direi una sorta di donna primitiva, sportiva, viaggiatrice, forte, moderna e perchè no, romantica. La sfilata si apre con Cara Delevingne che “porta a spasso” il piccolo Karl, con aria impertinente e irriverente. Il Karl in questione è chiaramente lo stilista tedesco, che dichiara di essere stato ispirato da “Violets for yourfurs” di Billie Holiday, una canzone che parla di un dicembre a New York che si tramuta in un aprile, di quella neve che sciogliendosi si trasforma in rugiada, un cambiamento ben visibile all’interno della collezione, la cui protagonista è sicuramente la pelliccia, proposta in diverse tipologie, forme e colori, dal cappello, alla borsa applicata ai cappotti e agli abiti parte di polsiere e di cappucci. Direi un vero e proprio tripudio. Come si può non menzionare la presenza dei droni che volavano sopra i partecipanti? La casa di moda si giustifica dicendo che è stata la prima sfilata ad offrire riprese in streaming usufruendo di quella tecnologia. Per il pubblico Fendi questo ed altro!

Fendi

 

Restiamo sul versante ovest della nostra penisola e soffermiamoci sulla collezione della seconda linea dello stilista fiorentino Roberto Cavalli, Just Cavalli. L’ultima fatica del designer dovrebbe essere stata influenzata dalla città natale del designer, nota in tutto il mondo come la culla del Rinascimento. Dipinti e sculture diventano stampe, pennellate e marmi impazzano sui capi del brand, in chiave rock. Sembra però più evidente il richiamo alla Space Age degli anni ’60, piuttosto che al fascino e alla eleganza della mia tanto amata Firenze: quei volumi tipici di quell’era, l’oro, quel tipo di borchie, grandi occhiali da sole tondi. 

Direi quasi perfetta ma lo stesso non si può dire relativamente alla corrispondenza fra i capi proposti e quanto indicato dallo stilista, anche se prevedo che molti di questi capiti saranno indossati dalle più influenti trendsetter del panorama (come Chiara Ferragni il giorno dopo della sfilata).

Just

 

Patti Smith e Debbie Harry, Anish Kapoor e Frank Gehry, queste le personalità che hanno influenzato Ennio Capasa e la sua Costume National.  Una donna cool che sfrutta l’energia e la determinazione che traspaiono dagli emblematici capi maschili in una prospettiva tutta moderna, passando per la ricerca e la raffinatezza della sartorialità caratteristica italiana. Lo sportswear persuade anche lo stilista leccese, che sostituisce la maggior parte dei suoi pantaloni con quelli “da jogging” con elastico alla caviglia. Linee pulite, colori brillanti e materiali di pregio costruiscono il ritratto di una donna dinamica, forte e cool. 

Cool è proprio la parola giusta per definire la donna Costume National del prossimo autunno.

Costume

 

Va in scena il secondo atto di quello spettacolo iniziato da Miuccia Prada con la collezione maschile per il prossimo autunno. La nota stilista milanese mette in scena un film ambientato a Berlino, la protagonista una donna dai lineamenti spigolosi, dal cuore duro, ma che non rinuncia mai alla sua sensualità. Una sensualità un pò ambigua, grossolana, inconsapevole. Indossa pesanti cappotti maschili e montoni, oversize; l’abito sottoveste lo porta sopra un maxi pull in lana dalla scollatura profonda. L’abito che si spoglia del suo più ovvio utlizzo, diventando accessorio e elemento di personalizzazione del look. I riferimenti alla Germania degli anni ’70 sono ben evidenti, i film di Reiner Werner Fassbinder e al mondo della danza, tra le sue icone la coreografa Pina Bausch. La voce tagliente e mordace di Barbara Sukowa, accompagnata da un’orchestra dal vivo, guida il passo deciso e lo sguardo freddo di modelle come Natasha Poly e Mariacarla Boscono. Dal backstage la designer saluta i fotografi dichiarando “la cosa più importante, però, è che ogni volta intendo la mia moda come uno strumento per impare”. Cosa dire di più, credo sia perfettamente riuscita nel suo intento, raccontandomi una storia di cui ne ero totalmente all’oscuro.

Prada

 

Un abito ben confezionato viene contaminato dallo stile military. Il trench dell’esercito inglese viene totalmente stravolto da Fiona Cibani, la designer di Ports 1961, maison che fonda il suo successo sulla creazione della blusa da lavoro per le donne lavoratrici degli anni ’60. La donna che ispira la creatività della stilista non è più quella dei sixties, bensì la Charlotte Rampling immortalata da Helmut Newton. La sensualità che contraddistingue l’attrice inglese in quegli scatti traspare in molti degli outfits che sfilano sulla passerella. La stilista gioca sui contrasti tra femminilità e androginia, rigidità e fluidità, sensualità e morigeratezza, senza perdere mai vista l’eleganza.

Porta

 

La giornata si conclude con il debutto di Jeremy Scott per Moschino. A detta di tutti e della reazione post-sfilata è stato un debutto vincente. Appena lo show inizia si ha la sensazione che il tempo si sia fermato, che tu stia guardando il video di una vecchia sfilata di anni fa: la passerella è sopraelevata, il modo di sfilare delle modelle è simile a quello delle loro colleghe di 20-25 anni fa. Si alternano sulla passerella borse a tracolla Happy Meal e tailleur à la Chanel nei colori McDonald’s, total look in denim e in pelle nera ricoperti da una cascata di lunghe collane in puro stile hip hop, pellicce Spongebob ad abiti da sera tappezzati dalle illustrazioni delle più note marche di cereali per la colazione, concludendo con un abito da sposa. Un tributo all’irriverenza e all’ironia che contraddistingueva l’opera di Franco Moschino, opera in cui si rispecchia perfettamente lo stilista americano. Jeremy Scott non parlerà italiano, come recita la t-shirt da lui indossata per salutare il pubblico, ma sicuramente parlerà Moschino.

Moschino

Photos by Style.com